26/10/2009
D. LGS. 81/2008, TITOLO VIII, CAPO IV: PROTEZIONE DEI LAVORATORI DAI RISCHI DI ESPOSIZIONE A CAMPI ELETTROMAGNETICI
GENERALITA’
Un campo elettromagnetico è una regione dello spazio in cui c’è tensione elettrica. E’ il caso, ad esempio, della regione di spazio in cui vi siano apparecchi elettrici o antenne per radiodiffusione e telefonia mobile. Ogni campo elettromagnetico è costituito da due grandezze: il campo elettrico e il campo magnetico, grandezze che variano periodicamente nel tempo. I campi elettromagnetici sono presenti ovunque nel nostro ambiente di vita, ma sono invisibili all’occhio umano. Campi elettrici sono prodotti dall’accumulo locale di cariche elettriche nell’atmosfera, in occasione di temporali. Il campo magnetico terrestre fa sì che l’ago di una bussola si orienti lungo la direzione nord-sud ed è utilizzato da uccelli e pesci per la navigazione. Al naturale livello di fondo si è aggiunto, al passo con l’evoluzione della tecnologia, l’elettromagnetismo delle sorgenti legate alle attività dell’uomo. Le emissioni a cui siamo maggiormente esposti sono presenti all’interno delle nostre case, generate dagli elettrodomestici da cui siamo circondati e che utilizziamo quotidianamente come la lavatrice, la lavastoviglie, l’aspirapolvere, la televisione, l’asciuga capelli, il rasoio elettrico, ecc.
I campi elettrici sono creati da differenze di potenziale elettrico, o tensioni: più alta è la tensione, più intenso è il campo elettrico risultante. Il campo elettrico esiste anche se non c’è corrente. L’intensità del campo elettrico si misura in volt al metro (V/m).
I campi magnetici si creano quando circola una corrente elettrica: più alta è la corrente, più intenso è il campo magnetico. L’intensità del campo magnetico si misura in ampere al metro (A/m), o in microtesla.
I campi così definiti, concatenati tra loro, determinano nello spazio la propagazione di un Campo Elettromagnetico.
La caratteristica fondamentale che distingue i campi elettromagnetici e ne determina le proprietà è la “frequenza”, che rappresenta il numero di oscillazioni effettuate dall’onda in un secondo e la cui unità di misura è l’Hertz (Hz). Strettamente connessa alla frequenza è la “lunghezza d’onda”, ovvero la distanza percorsa dall’onda durante il tempo di oscillazione.
Frequenza e lunghezza d’onda sono legate tra loro e sono connesse con l’energia trasportata dall’onda. L’energia trasportata presenta proprietà diverse a seconda delle frequenze associate all’onda; pertanto, se queste ultime sono estremamente elevate essa è tale da essere ionizzante, cioè in grado di provocare fenomeni di rottura molecolare e quindi di modificare lo stato della materia. In questo caso siamo in presenza di radiazioni ionizzanti. Nel caso in cui l’associazione dell’energia all’onda avviene a frequenze basse, non avverrà la ionizzazione e di conseguenza la rottura molecolare; ci troviamo allora in presenza di radiazioni non ionizzanti (NIR), che hanno una frequenza compresa tra 0 Hz e 300 GHz, ed è a queste che ci si riferisce quando si parla di inquinamento elettromagnetico.
Le NIR possono a loro volta venire suddivise in:
- campi elettromagnetici a frequenze estremamente basse (ELF): frequenza 0 – 30 KHz; - radiofrequenze (RF): frequenza 30 KHz – 300 MHz; - microonde (MO): frequenza 300 MHz – 300 GHz.
Ai fini della valutazione dei rischi di esposizione a campi elettromagnetici, si fa riferimento a limiti diversi: -0 Hz – 10 KHz: Range di BASSA FREQUENZA (cfr. elenco non esaustivo di sorgenti in bassa frequenza in allegato 1); -10 KHz – 300 GHz: Range di ALTA FREQUENZA (cfr. elenco non esaustivo di sorgenti in alta frequenza in allegato 2).
LA NORMATIVA DI RIFERIMENTO
Il D.Lgs. 9 aprile 2008, n. 81, al Titolo VIII, capo IV, costituisce il recepimento della Direttiva 2004/40 CE del 29 aprile 2004, così come modificata dalla Direttiva 2008/46 CE del 23 aprile 2008 e determina i requisiti minimi per la protezione dei lavoratori contro i rischi per la salute e la sicurezza derivanti dall'esposizione ai campi elettromagnetici nella gamma di frequenza compresa tra 0 Hz e 300 GHz.
Le disposizioni riguardano la protezione dai rischi per la salute e la sicurezza dei lavoratori dovuti agli effetti nocivi a breve termine conosciuti nel corpo umano derivanti dalla circolazione di correnti indotte e dall'assorbimento di energia, nonché da correnti di contatto; non disciplinano la protezione da effetti a lungo termine, inclusi eventuali effetti cancerogeni, né riguardano i rischi causati dal contatto con i conduttori in tensione.
La Direttiva 2008/46 CE ha prorogato il termine ultimo per l’effettuazione dei monitoraggi al 30 aprile 2012 (cfr. allegato 3); ciò nonostante la valutazione specifica viene effettuata in ottemperanza al disposto dell’art. 28 del D.Lgs. 81/2008, che prevede l’obbligo, da parte del Datore di lavoro, di valutare tutti i rischi per la sicurezza e la salute e dei lavoratori, ivi compresi quelli riguardanti gruppi di lavoratori esposti a rischi particolari.
COME SI EFFETTUANO LE MISURE?
I riferimenti normativi operativi sono costituiti dalla Norma CEI 211-6 “Guida per la misura e per la valutazione dei campi elettrici e magnetici nell’intervallo di frequenza 0 Hz – 10 KHz, con riferimento all’esposizione umana” e dalla Norma CEI 211-7 “Guida per la misura e per la valutazione dei campi elettromagnetici nell’intervallo di frequenza 10 KHz – 300 GHz, con riferimento all’esposizione umana”, linee guida fondate su basi scientifiche che contengono utili prescrizioni per effettuare correttamente le misure dei campi.
A cura di: Ing. BARAVALLE Anna
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