15/07/2010

APPROFONDIMENTO: I CAMPI ELETTROMAGNETICI SONO DANNOSI PER LA SALUTE?


Un campo elettromagnetico provoca sempre e comunque una risposta dell’organismo umano.
Questa non è una proprietà particolare dei campi elettromagnetici: il nostro organismo reagisce a qualunque stimolo ambientale, come il rumore, la luce (che, tra l’altro, è una forma di radiazione elettromagnetica), i cambiamenti di temperatura, la presenza di sostanze chimiche, naturali o artificiali.
Il problema che si pone è quello di determinare se queste risposte costituiscano o meno un pericolo per la salute. In questo senso è importante distinguere tra effetti biologici e effetti di danno alla salute (o effetti sanitari).
Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), un effetto biologico si verifica quando l’esposizione provoca qualche variazione fisiologica notevole o rilevabile in un sistema vivente.
Un effetto di danno alla salute si verifica quando l’effetto biologico è al di fuori dell’intervallo in cui l’organismo può normalmente compensarlo, e ciò porta a qualche condizione di detrimento della salute.
La ricerca scientifica ha individuato con chiarezza alcuni effetti sanitari dei campi elettromagnetici, dovuti ad un eccessivo aumento della temperatura, superiore alle normali variazioni fisiologiche.
Questi effetti termici si manifestano solo quando l’intensità del campo supera determinati livelli di soglia su cui si basano le norme di protezione (informazioni più dettagliate sui valori limite nel Titolo VIII, capo IV, articolo 208 del D. Lgs. 81/08).
Questi livelli sono superiori a quelli che si incontrano normalmente nella vita quotidiana e molto superiori, in particolare, a quelli a cui si può essere esposti da parte di antenne di trasmissione radio o televisiva e, ancor più, da parte delle antenne (dette stazioni radio base) della telefonia cellulare e di altre tecnologie emergenti, come il WiFi e il WiMax.
Alte esposizioni possono verificarsi solo in specifiche situazioni lavorative in cui gli operatori sono vicini ad apparecchi di alta potenza. Negli ultimi anni, si è molto discusso sulla possibilità che un’esposizione anche a bassi livelli di campo elettromagnetico, ma prolungata nel tempo (ad esempio se si hanno campi apprezzabili in casa, oppure se si utilizza molto il telefono cellulare), possa dare luogo a malattie degenerative, ed in modo particolare al cancro.
Questa ipotesi trae origine da alcune indagini epidemiologiche che riguardavano però i campi magnetici generati da linee ad alta tensione e dispositivi elettrici alla frequenza di rete (50 Hz) e i cui risultati non possono essere estrapolati ai campi a radiofrequenza (RF) che, oscillando a milioni di hertz, hanno caratteristiche fisiche e meccanismi di interazione del tutto diversi.
Per quanto riguarda questi ultimi, infatti, le ampie ricerche condotte da diversi decenni non hanno evidenziato effetti biologici di rilievo, e a maggior ragione effetti di danno alla salute, ai normali livelli di esposizione del pubblico.
A seguito del rapido sviluppo della telefonia cellulare, le ricerche in questo settore si sono enormemente intensificate negli ultimi anni, portando alla pubblicazione di centinaia di studi a carattere fisico, biologico e epidemiologico.
Anche se alcuni di questi studi hanno suggerito la possibilità di qualche effetto biologico, peraltro da verificare, una valutazione complessiva dei dati non indica rischi per la salute, confermando ulteriormente le valutazioni già espresse da diverse fonti.

A cura di: BONI ing. Enrico